di Fabrizio Capra
Vi racconto le mie impressioni della giornata trascorsa ieri a Jesi, in provincia di Ancona, una città veramente… speciale.

20190905_061238Partire da Alessandria che è notte per arrivare a Jesi (An) che è ancora notte, o per alcuni mattina prestissimo, è un qualcosa che, come recitava una pubblicità di qualche tempo fa, non ha prezzo.
Sceso dal treno e uscito dalla stazione ti incammini per un viale nell’isolamento più assoluto: persiane chiuse, luci nelle case spente, pochissime auto e persone: poi, improvvisamente, ti trovi di fronte le mura della città e rimani senza fiato: una magia, un’atmosfera di altri tempi.
20190905_042508Se chiudi gli occhi puoi arrivare a immaginare un cavaliere medioevale che a cavallo percorre le strette vie che ti portano alla città alta.
Caffè e brioches alle 4,30 del mattino nell’unico bar aperto nel raggio di quanto non so accolto dal sorriso della barista, Ambra mi pare di ricordare, che ti dona una sferzata positiva per affrontare la giornata.
La prima idea che ti passa per la testa è quella di inerpicarti verso la tua meta, strada tutta in salita, poi ci ripensi e seduto sulla panchina si attende l’autobus, giusto, pronti e via, per non affaticarsi tra valigia e borsa.
E ho fatto bene: il bus vuoto, che sale e ti fa assaporare lo scrigno che racchiude Jesi ovvero le possenti mura, tra le meglio conservate che abbia mai visto.
Poi mi ritrovo in piazze fantastiche intrise di storia, cultura, palazzi, chiese ad aspettare l’alba.
20190905_121304Ovunque ti giri trovi qualcosa che ti riporta ai secoli passati: non sono ancora le 7,30 del mattino che già mi sento inglobato in questo gioiello che risponde al nome di Jesi, un qualcosa che va oltre al fatto di essere stata la città natale di Federico II di Svevia, di Giambattista Pergolesi e, in tempi più recenti di Valeria Moriconi (grandissima attrice) e di Roberto Mancini (il CT della nazionale di calcio), del Verdicchio e delle produzioni orafe artigianali.
Il trascorrere le ore ti catapulta in una tranquillità regnante: non c’è frenesia, non c’è il caos.
Ti senti così rilassato che non percepisci nemmeno la stanchezza del viaggio, di essere in piedi da più di 24 ore e il trascinarti il trolley in attesa del check in al B&B.
Jesi è tutta una scoperta, ripassi nello stesso punto e noti qualcosa che al passaggio precedente ti era sfuggito: una città da vivere così, da viaggiatore (quasi esploratore) e non da turista tipo truppe cammellate.
Jesi si sviluppa quasi in un percorso rettilineo che va al Duomo dedicato a San Settimio all’Arco Clementino, dove ogni vicolo che incroci ti invita a percorrerlo per scoprire cosa si cela nelle strette viuzze del centro.
Qualche consiglio.
20190905_061939Non bisogna perdersi il museo interattivo dedicato alla vita di Federico II, un’ora che scorre via veloce nel racconto di un periodo storico veramente affascinante.
Il Museo Diocesano ben disposto, facile da visitare, che ospita alcune opere pregevoli.
Il Palazzo della Signoria che ospita la biblioteca.
Il Duomo così come le altre chiese.
Infine il consiglio di girare e guardarsi intorno, cercare le particolarità, perché Jesi è un gioiello da scoprire.