Amarone: un gran vino della Valpolicella e il suo incontro con un microonde

La Capra Enoica (Fabrizio Capra)
Terzo articolo della nuova serie e si parla di Amarone. Anche se recente getta le sue basi nella storia.

uve amarone… Oste vile su dammi da bere
Quel vino tuo amaro
Io
io bevo…
Scomodo questa volta un maestro del liscio, Franco Bagutti (Calice amaro) per introdurre un vino assaggiato una volta sola e che riserva un mio ricordo particolare per il quale, gli esperti, sarebbero pronti a mettersi le mani nei capelli.
Il vino è il mitico Amarone.

PILLOLE DI STORIA
amarone vecchie bottiglieVi immaginate parlare di un vino senza accennare agli antichi romani: impossibile. Anche l’Amarone non si sottrae a questa legge: di Vino Amaro se ne parlava ai tempi di Catullo (49 a.C.): “calice amariores” (chissà se Bagutti è stato ispirato da Catullo).
Nei primi anni del V secolo è Cassiodoro che cerca l’Acinatico della Valpolicella da portare alla mensa dell’ostrogoto Teodorico: nel 1900 si ipotizza che questo vino sia un “recchiotto amaro”. In questo vino che Cassiodoro cerca ci si ritrova il Rètico di Augusto mentre nel 1543 del Sarayna che parla di vini della Valpolicella “neri, dolci, racenti e maturi”.
Ci sarebbe tanto da scrivere sulla storia ma non voglio dilungarmi e annoiarvi.
Evidenzio solo alcuni passaggi come l’Editto di Rotari che stabiliva pene severe per chi arrecava danno alla vite e multe salate per chi rubava i grappoli.
Scipione Maffei in epoca illuminista propone, in un testo, la dizione “amaro” per indicare il vino “d’una grazia particolare prodotto in Valpolicella”.
I primi esemplari di Amarone in bottiglia – senza etichetta e riservate a parenti e amici – risalgono all’inizio del Novecento.
Il termine Amarone nasce nel 1936, dalla Cantina sociale Valpolicella, per indicare il Recioto Amaro o Recioto Secco; la prima etichetta che porta il nome Amarone è del 1938 ma la commercializzazione prese il via solo nel 1953 da parte della cantina Bolla.

I RICORDI
amarone vignetiIl ricordo dell’Amarone risale ai primi anni 2000, a una fredda sera invernale, in un locale di Alessandria. Eravano veramente quattro gatti… e una Capra.
Si passa il tempo a parlare, mangiucchiare, assaggiare qualche vino fin quando al titolare si accende una lampadina e spara: “devo avere ancora una bottiglia di Amarone”.
Nel gruppetto composto da intenditori di vini – alcuni in termini di qualità altri in termini di quantità – si accesero gli occhi.
Il titolare sparisce e torna con una bottiglia dicendo peccato che è fredda: a quel punto uno dei pochi presenti balza fuori con una uscita certamente non da intenditore di vino: passiamola pochi minuti nel microonde.
Le facce degli altri presenti erano ondivaghe tra il “ma dici sul serio?” e il “ma non sei del tutto a posto?”. Purtroppo l’oste prese sul serio quella proposta e lo ficcò realmente per pochi minuti nel microonde ed, forse, è per quello che di quella bevuta di Amarone i ricordi si fermarono al momento in cui lo sportello dell’elettrodomestico si chiuse.

ORIGINE DEL NOME
amarone etichetta storicaL’Amarone nasce da un errore: Adelino Lucchese, cantiniere della Cantina Sociale di Negrar dove si produceva un Recioto Amaro (un passito piuttosto dolce). Una botte, probabilmente, fermentò un po’ più del dovuto e quando il cantiniere l’assaggiò gli venne da esclamare “Ma questo non è amaro, è amarone”. Raccontato al presidente della cantina quel vino venne etichettato come Amarone Extra.
Ma come tutte le mezze verità e le mezze leggende in tanti rivendicano la paternità dell’Amarone raccontando storie simili, alcune che gettano le loro radici in tempi molto più lontani.
Sta di fatto che l’origine del nome per tutti è la stessa.

PENSIERO… MEDITATIVO
Naturalmente sono andato a leggermi qualche descrizione scritta da esperti: pensavate che non lo facessi.
Intanto devo affermare che tutti hanno le idee chiare nel dire che l’Amarone ha sentori di frutta, sulla quale però devono mettersi d’accordo.
amaroneC’è chi vi ha trovato la frutta secca, altri note di ciliegia nera, altri ancori, addirittura, frutta passita ma c’è chi fa riferimento alla frutta matura, alla confettura di amarena, lamponi e prugna. Uno concorda con l’amarena ma la percepisce sotto spirito. Hanno sentito l’anice, la liquirizia. Chi il muschio e chi le spezie (uno un po’ più generico altri hanno specificato cannella, cardamomo, noce moscata e tabacco).
Insomma un frutteto intero dentro a una bottiglia.
Però il passaggio che mi è piaciuto di più afferma: “In bocca è denso, si espande caldo e molto morbido, non verticale e nemmeno mai molto affilato, ma piuttosto con un frutto rotondo e sapidità buona”… e non aggiungo altro se non… capperi, come faccio a buttarlo giù?

AFORISMA DELLA SETTIMANA
Il vino è simile all’uomo: non si saprà mai fino a che punto lo si può stimare o disprezzare, amare e odiare, né di quante azioni sublimi o atti delittuosi è capace. Charles Baudelaire

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