La Capra Enoica (Fabrizio Capra)
Venerdì scorso abbiamo terminato abbiamo avviato il nuovo corso della rubrica “Il ritorno de La Capra Enoica”. Anche questa settimana un vino degustato e i suoi abbinamenti al territorio e alla storia… dopo il ligure Pigato oggi incontriamo il piacentino Gutturnio.

Francesco Guccini nella canzone “L’ubriaco” canta:
Cade il vino nel bicchiere poi nessuno più si muove
e non sai se fuori all’aria ci sia il sole oppur se piove.
E quell’uomo si ricorda e, per uno scherzo atroce,
quasi il vino gli dà forza, l’illusione gli dà voce.

home-gutturnioSiamo in Emilia, provincia di Piacenza, e incontriamo un vino la cui storia parte da lontano: il Gutturnio. Il “Maestrone” è emiliano (anche se non piacentino) e la canzone si adatta bene ai personaggi storici romani che hanno ruotato intorno a questo vino, uno gran bevitore, l’altro gran oratore.

PILLOLE DI STORIA
Il Gutturnio ha la sua origine in epoca romana, parrebbe da una “ricetta” di Lucio Calpurnio Pisone, nientepopodimeno che lo suocero di Giulio Cesare (il grande divo romano sposò in terze nozze la figlia di Pisone), la cui madre (del Pisone) era piacentina.
Lucio Calpurnio PisoneA Lucio Calpurnio Pisone si attribuì (oltre la creazione di questo vino) il piacere nel lasciarsi andare in laute ed eccessive bevute al punto che Cicerone (nel suo In Pisonem) ironizzò su di lui affermando di “bere calici troppo grandi del vino di Piacenza”… ricavandone l’esilio, il Cicerone.
La coltivazione vera e propria di questo vitigno si sviluppò nella seconda metà dell’ottocento.
Il nome Gutturnio venne proposto dall’enologo Mario Prati nel 1938 e comparve in etichetta l’anno successivo (1939), opera dell’azienda Manara di Vicomarino (Ziano). Nel 1941 il Ministero dell’Agricoltura lo inserì nell’elenco dei vini “tipici e di pregio”.
Nel 1967 venne redatto il disciplinare di produzione mentre vent’anni dopo, nel 1987, venne istituito dal Consorzio di Tutela dei Vini Piacentini il premio Gutturnium attribuito a personalità distinte per meriti nel campo enologico o professionale (al quale segretamente aspiro dopo questo mio articolo… dite che La Capra Enoica non è così “personalità”? poi leggendo su internet parrebbe che l’ultima edizione sia datata 2010…).

ORIGINE DEL NOME
anfora-gutturnium-gutturnio-300x285Il nome Gutturnio parrebbe derivare dal “Gutturnium”, una grande coppa d’argento dalla capacità di circa 2 litri che, al termine della cena, riempito di vino, veniva passata di mano in mano tra i commensali che ne bevevano a turno come simbolo di fraternità e di amicizia (un po’ come la Grolla in Valle d’Aosta).
Un “Gutturnium” venne rinvenuto nel 1878 a Velleia e per molto tempo questo recipiente fu abbinato a quelli utilizzati per bere il vino piacentino ma in tempi più recenti si fa riferimento a una coppa “pescata” nel Po creando, forse, un po’ di confusione… tra ciò che viene affermato dagli addetti ai lavori a cui si contrappongono gli storici.
Però ci piace galoppare con la fantasia e vedere il buon Lucio Calpurnio Pisone condividere con i suoi commensali questa coppa piena di buon vino di Placentiae senza sindacare se è di un tipo o dell’altro, l’importante è ciò che contiene.

I RICORDI
gutturnio uvaIl Gutturnio l’ho degustato (o meglio bevuto) parecchie volte trovandone diverse etichette nei supermercati e devo dire che quasi sempre mi sono imbattuto in vini meritevoli.
Ma un Gutturnio che mi ha particolarmente colpito l’ho bevuto durante un pranzo in quel di Bobbio, in provincia di Piacenza, dove mi ero recato per un convegno sulle “Terre di San Colombano”.
Ricordo in modo ancora chiaro che questo vino si sposava perfettamente con la cucina piacentina… e non poteva essere altrimenti: salumi, formaggi, pietanze a base di carne e in particolare la coppa piacentina. Il problema, poi, è risultato riuscire a seguire il convegno sprofondato in morbide poltroncine.

PENSIERO… MEDITATIVO
etichetta storicaIl mio pensiero meditativo va sempre nella stessa direzione, quella di chi descrive i vini dopo averli assaggiati.
Nel caso del Gutturnio ho trovato una interessante descrizione: vino rosso rubino intenso e vibrante… vibrante?
Sono andato a leggere la definizione della parola vibrante e il dizionario “dice”: che è in vibrazione o può produrre vibrazione.
Il Gutturnio vibra? Mentre lo bevevo non me ne sono accorto. Nel dubbio l’altro giorno ne ho preso una bottiglietta, l’ho aperta, l’ho bevuta ma non ho sentito vibrazioni. Boh!
Sarò io che non sento le vibrazioni…

AFORISMA DELLA SETTIMANA
I veri intenditori non bevono vino: degustano segreti. (Salvador Dalì)