di Jacopo Scafaro
Jacopo ci accompagna in una profonda riflessione su come vive la Sardegna ogni volta che ci mette piede e, soprattutto, ogni volta che la pensa; un racconto – confessione sull’amore che lo lega a questa terra, a questo luogo che, come affermano molti sardi, non è una regione e nemmeno una nazione. La Sardegna è un continente.

sardegna dall'altoLa Sardegna, questa Terra che non è la mia natia, ma che amo con tutto me stesso.
Quest’isola assume diverse sembianze e suggerisce a ognuno di noi un’esperienza multisensoriale e personale, quasi intima.
Il lungo viaggio in traghetto è tutto un’attesa, un momento di sospensione finché, alle prime luci dell’alba, riesco a scorgere l’Asinara – che, imponente, sembra aspettarmi con impazienza e salutarmi, in quell’attimo mi si gonfia il cuore e mi sento a CASA.
Non so spiegarmi la natura o l’intensità di questo legame con l’isola anche se, velatamente ed in sordina, ha sempre fatto parte della mia vita.
La Sardegna trovava e trova spazio nei racconti di mio nonno Gavino e mia nonna Lucrezia, per antonomasia, che parlavano spesso di questa terra lontana dalla quale, per motivi di lavoro, si erano dovuti separare troppo presto e alla quale tornavano spesso appena potevano!
Una terra bellissima ed affascinante, quasi magica; una terra difficile, spesso arida; una terra col mal d’amore.
A volte l’isola è come una coperta calda per i momenti freddi e bui, quasi un concerto di luce che illumina il mare e rivela paesaggi.
Spesso è un dipinto dai tratti mutevoli per occhi desiderosi di meraviglia: un suono impercettibile tra pini e ginepri, profumo di elicriso, cisto e mirto, respiro di iodio, danza di asfodeli e grano, sapore di corbezzolo e miele.
La Sardegna l’ho girata in lungo e in largo, ma non è mai abbastanza.
E non contano i chilometri fatti – tanti – si consumano i pneumatici, l’automobile mangia terra e sabbia, diventando un irriconoscibile oggetto mobile solo per saziare la tua voglia di vedere.
Ma ne vale davvero la pena, quando ti imbatti in quei paesini semi-abitati, traboccanti di passato e di fatica, in quelle montagne scolpite dal vento, in quei tramonti con quel sole così rosso e così grande, che saluta un’altra giornata “vissuta”; in quelle calette sperdute e semideserte, le più incantevoli, che per raggiungerle bisogna guidare a picco sul mare, imbattersi in tornanti inverosimili o evitare, come in una gimcana, le buche sulle carrarecce e sulle strade sterrate.
PHOTO-2019-07-02-15-41-56Ogni volta mettere i piedi in acqua è come lasciarmi rapire dal blu chi si spalanca di fronte, dal sole che si specchia nel mare e dell’acqua più trasparente che io abbia mai visto.
I viaggi hanno il sapore del gusto sardo, di quella campagna che la riconosci subito nella frutta e verdura delle baracchette di contadini disseminate sulle strade, così pittoresche nell’allestimento, così rustiche e sempre con i 4 Mori che sventolano al vento di maestrale.
Ogni viaggio, anno dopo anno, è sempre nuovo e diverso e, quando si ritorna, non si è mai uguali a prima. Queste parole non hanno nessuna presunzione se non quella di essere la testimonianza di un viaggio, limitato nel tempo e forse ancora superficiale, perché la Sardegna è tanto altro.
Si dice che ogni viaggio si vive tre volte: quando si sogna, quando si vive e quando si racconta.
Mi basta chiudere gli occhi per sentire il profumo di casa e, il rumore del mare, del vento e ricaricarmi per affrontare qualsiasi cosa che verrà.
Un giorno Dio lasciò sulla terra un’orma, una pedata, a più perfetta, l’unica: ICHNUSA.
Quello è stato il giorno perfetto.