La Capra Enoica (Fabrizio Capra)
rovescala panorama foto Mario Sparacino
foto Mario Sparacino

Nel lontano (neanche poi tanto lontano) 2015, grazie alla grande capacità organizzativa dell’amica e collega Cinzia Montagna (ormai troppo presa a scrivere e promuovere i suoi libri per invitarmi ancora a gustosi tour eno-gastro-turistico-culturali) mi sono immerso in un educational tour alla scoperta dell’Oltrepò Pavese (Cinzia… conservo sempre una buona memoria).
Oltrepò Pavese, una zona dove storia, tradizione, cultura, arte, buon cibo e altrettanto buon vino sono ben rappresentati e qualificano il territorio.
Fu un tour molto interessante che mi diede l’occasione di conoscere colleghi e persone stimolanti professionalmente parlando (ma questo è un dono di Cinzia Montagna, saper mettere insieme squadre di colleghi e non capaci di condividere un’esperienza… però per ora basta lodi a Cinzia, almeno fino a quando non organizza ancora qualche tour sulluccheroso).
cartina-retroPartiti dalla patria della “fisarmonica”, Stradella, passammo per Montù Beccaria, Rovescala, San Damiamo al Colle alcuni paesi che visitammo e che rappresentano l’eccellenza enoica dell’Oltrepò Pavese.
Ricordo ancora che l’incunearsi tra le colline mi faceva sentire parte attiva del paesaggio, inglobato tra le viti che ci hanno accompagnato per tutto il percorso: così abbiamo avuto l’occasione di renderci conto di come l’Oltrepò Pavese sia il maggior produttore italiano di Pinot Nero da spumante e il (la) Bonarda si piazzi al dodicesimo posto in fatto di produzione tra i vini.
Si può affermare che si passa dal “Due cuori e una capanna” al “Due vini e un territorio”.
La Capra Enoica, questa volta, si sofferma sulla o sul Bonarda dell’Oltrepò Pavese da non confondersi con quella piemontese; a fare la differenza è il tipo di vitigno: in terra lombarda è il vitigno croatina.
BonardaL’origine del nome Bonarda è incerta. Secondo alcuni autori, il nome deriverebbe dal patronimico longobardo Bono con l’aggiunta di “hard”, che in longobardo significava “coraggioso e forte”. La ricostruzione si basa sul fatto che i Longobardi ebbero come capitale Pavia, con estensione del loro dominio anche in Oltrepò. Il vino Oltrepò Bonarda si ottiene da uva Croatina, la cui etimologia deriverebbe da “croatta” – “cravatta” e starebbe a indicare che il vino ottenuto da Croatina si beveva nei giorni di festa, quando appunto veniva indossata la cravatta.
L’unica cosa certa è che non deriva dall’appellativo che si poteva attribuire a qualche avvenente cantiniera.
vigneti oltrepoQualcuno di recente ha scritto che il Bonarda è un vino che incanta e che si lascia bere… e non posso che confermare, anch’io mi sono lasciato coinvolgere in un turbinio di passione e (anche se il nome, ripeto, non è un appellativo nei confronti di qualche avvenente signorina atta alla mescita del vino) mi sono lasciato sedurre da questo nettare degli dei.
Forse Bákkhos, anziché sull’Olimpo, vive nell’Oltrepò? Del resto entrambi iniziano per O…
Buona Bonarda a tutti…