A cura della Redazione

Altra regione che non ha realtà nei primi trenta “Luoghi del Cuore 2018FAI è il Friuli Venezia Giulia. Tramite questo articolo andiamo a scoprire qual è stato a ottenere il primo posto regionale.

Pasticceria Caffè Pirona, Trieste – 169° posto con 2878 voti
trieste pirona 2Pirona è una storica pasticceria caffè, fondata nel 1900 da Alberto Pirona, sito in Largo della Barriera Vecchia n. 12, la cui attività è cessata a marzo 2017 per i raggiunti limiti di età della famiglia De Marchi che lo gestiva. La Pasticceria da allora è chiusa e al centro di una serie di trattative di vendita, finora non andate a buon fine.
trieste pirona 4Ma il locale è ancora amato, come lo fu fin dalla sua fondazione, da tanti cittadini e turisti, che ne ricordano non solo gli ottimi dolci (citato nella guida del Gambero Rosso in particolare per il Presnitz, gli arredi delicati, ma anche il suo essere stato sede prediletta per molti intellettuali, letterati e scrittori, tra cui James Joyce, Italo Svevo e Umberto Saba, che usavano frequentarlo abitualmente.
Lo scrittore irlandese, in particolare, dal 1910 al 1912 abitava nella stessa via al n. 32 ed era diventato buon amico del fondatore. Joyce proprio al Pirona scrisse alcuni capitoli del suo “Ulysses”: i primi due, l’inizio del terzo, dell’ottavo e del nono.
All’ingresso si trovava un bancone in legno di ciliegio e, sulla destra, il banco di vendita. trieste pirona 1Alle spalle della sala si intravedeva il laboratorio artigianale dove si preparavano i dolci secondo le antiche ricette della tradizione austroungarica che hanno reso celebre Pirona.
La zona in cui è sorto è testimone del fiorire del tardo neoclassico nella città giuliana.
Il locale nel suo delicato stile liberty divenne immediatamente meta di nobiltà, borghesia e intelligenza triestina.
trieste pirona 3Nel 1994 il locale fu insignito dell’onorificenza di “locale storico d’Italia”.
Ecco la sua storia in breve.
Fondato da Alberto Pirona, l’ultimo degli eredi di questa celebre dinastia, Oscar Pirona, a metà degli anni ottanta vendette il locale a Claudio Serli e Rosamaria Vico che lo restaurarono. Nel 1999 la famiglia De Marchi acquistò il locale e ne fu l’ultimo proprietario in quanto, come già scritto all’inizio, nel marzo 2017 cessò l’attività. Dal 28 febbraio 2018 su locale, arredi mobili e fissi e destinazione d’uso, è stato posto un vincolo di tutela da parte della Soprintendenza dei Beni e delle Attività culturali.