a cura della Redazione

trabocco marina san vito 2Trabocco Turchino, Marina di San Vito (CH) – 14° classificato con 20077 voti
Dall’estrema punta del promontorio destro, sopra un gruppo di scogli, si protendeva un Trabocco, una strana macchina da pesca, tutta composta di tavole e travi, simile a un ragno colossale…” così scriveva il Vate, Gabriele D’Annunzio, del “trabocco”.
Il trabocco è un’antica macchina da pesca tipica delle coste garganiche, molisane e abruzzesi, completamente realizzata in legno di pino d’Aleppo. Si tratta di una struttura modellabile, resistente alla salsedine ed elastico che deve resistere alle forti raffiche di maestrale che battono l’Adriatico . Consta di una piattaforma protesa sul mare ancorata alla roccia da grossi tronchi dalla quale si allungano, sospesi a qualche metro dall’acqua, due o più lunghi bracci, detti antenne, che sostengono un’enorme rete a maglie strette: la“bilancia” o “trabocchetto”. Attraverso un percorso su tavole si raggiunge la piattaforma protesa sul mare. La diversa caratterizzazione della linea costiera ha definito la distinzione di diverse tipologie : quella abruzzese che si distingue appunto per esser posizionata trasversalmente rispetto alla costa cui è collegata da passerelle.
trabocco marina san vitoIl Trabocco Turchino di Marina di San Vito (CH), che prende il nome dal vicino promontorio e di cui narra, come abbiamo letto poco fa, Gabriele D’Annunzio nel suo “Trionfo della morte”, è uno dei più belli della costa di San Vito.
I “Trabocchi” sono palafitte dislocate sul litorale abruzzese: all’apparenza strutture precarie ancorate agli scogli a mo’ di guardiani della costa. Tempo addietro venivano utilizzate come abitazioni dalle famiglie dei pescatori meno abbienti. Importante anche la loro funzione di garantire di poter pescare senza allontanarsi dalla riva.
Trabocco è la trasposizione italiana del termine dialettale “travocche” probabilmente derivante dal latino “trabs” ovvero legno, albero, casa.
Ci sono anche scuole di pensiero che propendono a una derivazione al termine trabocchetto, ovvero quello che si tende al pesce per attirarlo.
Esistono anche altre idee sull’origine del nome: dalla tecnica per conficcare i pali tra gli scogli o dalla parola trabiccolo utilizzato per spremere le olive simile all’argano utilizzato sul trabocco.

trabocco marina san vito 4A partire dall’immediato dopo guerra, hanno subìto un progressivo abbandono dovuto al disuso delle strutture ed a una conseguente perdita di conoscenze di manutenzione. I sistemi di pesca attuali lo hanno fatto passare nel dimenticatoio, abbandonando al degrado queste sentinelle protese nel mare. L’inversione di rotta si è avuta una decina di anni fa grazie ad una rinata attenzione verso il turismo ecologico e rispettoso della natura: e il Trabocco è diventato un simbolo da proteggere ed un’attrazione turistica.
A due anni dal crollo, avvenuto nella notte tra il 26 e il 27 luglio 2014, il restauro del trabocco, di proprietà comunale, ha consentito la rinascita di un simbolo della cultura e delle tradizioni abruzzesi. Tuttavia, oltre alla manutenzione della struttura lignea, è oggi importante conservare l’ambiente circostante, in particolare occorre preservare la spiaggia dai fenomeni erosivi e il clivo tra la spiaggia e la strada sovrastante, che costituisce la via d’ingresso al trabocco. È inoltre necessario migliorare l’accessibilità per consentirne una migliore fruibilità del luogo. Per queste ragioni, il comitato locale “Promozione Turchino” ha sostenuto la raccolta voti nell’ambito de “I Luoghi del Cuore” a favore del bene, che è risultato il primo classificato della sua regione.

33462_calata-turchinoCiao, sono il Trabocco Turchino e quest’anno ho avuto il grande onore di essere proposto come uno dei “Luoghi del cuore” dell’Abruzzo. Insieme con altri trabocchi rappresento un elemento distintivo della costa teatina, con caratteristiche proprie e introvabili altrove. Quando mi si definisce si dice che sono una macchina da pesca e, in effetti, sono stato concepito per pescare senza doversi avventurare in mare aperto: sono nato dunque per far fronte ai bisogni di sostentamento delle genti che popolavano questa parte delle coste abruzzesi, già nel secolo XVIII; intorno al 1889 ho poi dato ispirazione, insieme alla bellezza della terra cui sono ancorato, al poeta e romanziere Gabriele D’Annunzio, che era intento alla scrittura del “Trionfo della Morte”: vi sono descritto come ”la grande macchina pescatoria, simile allo scheletro colossale di un anfibio antidiluviano”.
La mia forma è senza dubbio arcaica, ricorda infatti una palafitta, in questo caso protesa sul mare; sono costruito con tronchi di pino d’Aleppo e funi, e sarà forse per la mia semplicità, per la mia flessibilità e per la mia umiltà che la maggioranza degli abruzzesi si riconosce in me e mi considera uno dei simboli di questa regione “forte e gentile”.
trabocco marina san vito 3Oggi sono visitato e ammirato per la mia particolarità e sono un’attrattiva paesaggistica e turistica che unisce la terra ed il mare dell’Abruzzo. Se dovessi definirmi brevemente direi che sono un’esperienza sensoriale, per tutti i sensi: la vista che cattura i colori e la vastità del mare e della costa, l’udito che ascolta la voce incantevole del mare, l’olfatto che viene stimolato dallo iodio e dagli odori provenienti dalla macchia mediterranea, il gusto dell’aria salmastra e del cibo di mare, il tatto che viene accarezzato dalla brezza marina e, aggiungendo anche l’anima, so per certo che resta rapita…