di Fabrizio Capra, direttore artistico RP Event
Elisabetta e Asia
foto di Sergio Di

La stagione sfilate 2019 firmate da RP Event sta per entrare nel vivo: questi mesi invernali che presto lasceremo alle spalle sono serviti per avviare contatti, stringere accordi, gettare le basi per collaborazioni future, programmare.
Ma cosa c’è realmente dietro a una sfilata?
Sicuramente non solo quello che si vede in passerella.
Dietro a una sfilata ci sono ore di lavoro affinché, appena dopo il tradizionale rito scaramantico (il famoso tre volte “merda”), tutto possa (s)filare liscio agli occhi del pubblico e dei committenti.
Il gradimento da parte del pubblico – ovvero i potenziali clienti – e di chi ci chiede di organizzare una sfilata sono due obiettivi essenziali per affermare il nostro lavoro e spronarci a cercare ulteriori miglioramenti.

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foto Giusy Virgilio

Dicevamo che ci sono ore di lavoro: si tratta di un qualcosa di necessario se vuole “lavorare professionalmente” e non improvvisare.
Questo ambiente, ogni giorno, ci propina, purtroppo, soggetti che sono nient’altro che “dilettanti allo sbaraglio” (senza offesa per i veri dilettanti) che più o meno consapevolmente credono che organizzare una sfilata sia qualcosa di facile: del resto cosa ci vuole far andare avanti e indietro delle ragazze sulla passerella?
Capita, invece, sovente che mentre si sta dirigendo una sfilata già si pensa a quella programmata dopo, un po’ come gli attori teatrali che mentre mettono in scena una commedia già stanno provando quella successiva.
Cercherò ora, in poche parole, di spiegare il lavoro che c’è dietro, un lavoro che non può prescindere dal fatto che deve essere necessariamente un qualcosa di squadra, dove ognuno ha i propri compiti e i propri ruoli.
Una volta che la titolare dell’agenzia RP Event, Roberta Pelizer, conclude l’accordo con il committente della sfilata (negozio o stilista che sia) inizia immediatamente la fase progettuale che vede coinvolto il direttore artistico.
Bisogna, fin dall’inizio, pensare a tutto quindi il primo passo da compiere è stilare un planner lavorativo e un business planner: sapere quanto c’è da fare e stabilire i costi organizzativi è un qualcosa di prioritario, di imprescindibile.
Nulla deve essere dimenticato perché anche il più piccolo dettaglio trascurato può risultare la causa dell’insuccesso della sfilata.

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foto Vittorio Destro

Da quel momento in poi il lavoro è quello progettuale: location, coreografie, aspetti tecnici, musicali… ci sono sempre tantissimi dettagli.
Si arriva così alla scelta e alla prova degli abiti con il coinvolgimento della fashion stylist.
Lo studio delle coreografie, la gestione del backstage, tutto deve essere organizzato e funzionale, le prove, la regia, il rispetto dei tempi… tutti aspetti che devono essere curati con grande attenzione e che, senza un minimo di organizzazione, nel caos del backstage stesso, rischiano di portare a commettere errori.
Non vado a svelare oltre. Ognuno ha i suoi piccoli segreti: sarebbe come andare a chiedere al cuoco l’ingrediente che fa la differenza tra il suo piatto di successo e tanti altri simili.
Quindi è sufficiente pensare a quanto lavoro c’è dietro ad una sfilata e, soprattutto, va ricordato quando vi si assiste… e quando tutto finisce e si esce sorridenti per raccogliere l’applauso che è il risultato di quanto si è fatto, solamente in quel momento la tensione si scioglie.