La Capra Enoica (Fabrizio Capra)

bardolino vigneto e lagoLago di Garda, sponda veneta, la pace che trasmettono le acque lacustri, la tranquillità delle sue rive e un qualcosa che ti rilassa, ti porta ad estraniarti da quell’ambiente che ti circonda
Non il caotico mare d’estate e nemmeno le “Dolci, chiare e fresche acque” di  petrarchiana memoria, una via di mezzo decisamente apprezzabili.
E di colpo quelle pacifiche acque del Benaco si tingevano di “rosso enoico”…
Quattro volte sono stato in quelle zone e tutte e quattro le volte in situazioni differenti tra loro.
Provo a ricordare sperando di non sbagliarmi nel collocare l’ordine delle mie “apparizioni” in zona (intanto non rischio di essere smentito).
Prima volta, anni settanta, avevo 11-12 anni, gita in pullman di un giorno, quei mordi e fuggi che offrono poco e lasciano dentro nulla, poco tempo a disposizione per fare vero turismo, dove la maggior parte dei “minuti” (che sommati diventano ore) viene speso per raccattare in giro i partecipanti che immancabilmente non arrivano mai puntuali all’orario di ritrovo prestabilito, si attardano nel toilette degli autogrill (ma quanta pipì contiene la loro vescica), si perdono per le quattro vie di un paese, si bloccano sulla scelta di un souvenir che sicuramente dopo qualche giorno non sanno neppure più di avere o da regalare a qualcuno che con il sorriso di circostanza pensa “ecco un altro acchiappapolvere”.
Seconda occasione le ferie estive, agosto 1995: era nato da pochi mesi il mio secondogenito e per stare tranquilli vacanze in bungalow in un campeggio a Peschiera del Garda, dove non c’era la calca tipica delle spiagge marine quando una semplice distrazione faceva si che il tuo asciugamano veniva spostato e il posto da te prima occupato diventava luogo di “rosolatura” di un altro bagnante.
bardolino bottiglieDue settimane di lago sono state interessanti: bagni, un po’ di turismo e anche un pizzico di buona enogastronomia, fatta eccezione per la pizza del ristorante del campeggio che era veramente orribile e quasi immangiabile. Però ricordo il riccio che tutte le sere veniva a trovarci entrando nel bungalow, si faceva un giretto e se ne usciva.
Terza apparizione sulle sponde del lago: correva l’anno 1999 e mi ci recai per lavoro, un convegno che mi ha permesso di vivere alcune belle realtà della zona tra cui una splendida cena di gala nel salone delle terme di Colà di Lazise, terme fantastiche assolutamente da non perdere. Quello che mi ricordo però era anche un gran caldo: io in giacca e cravatta, mentre gli ospiti delle terme si godevano, in costume da bagno, l’acqua (avete letto bene acqua) curativa termale in un piscina naturale. Che invidia mentre aspettavi l’inizio del convegno vederli passare (soprattutto signore e signorine che transitavano in bikini più o meno succinti) con il loro asciugamano sotto il braccio.
Ultima presenza in zona, viaggio con la famiglia al completo: destinazione Gardaland (non sono stato pagato per citarla). Tre giorni passati vivendo momenti piacevoli con cena sul lago (nel vero senso della parola perché il dehor era una piattaforma lignea posizionata oltre la banchina) e visita a paesi caratteristici con proposte storico-culturali interessanti (i figli sicuramente hanno apprezzato di più il parco divertimenti).
bardolino anniversarioTutte queste occasioni di frequentazione della sponda veneta del Lago di Garda hanno avuto un suo comune denominatore: il Bardolino.
Si proprio con l’articolo “il” perché intendo proprio il vino che prende il nome dell’omonimo paese situato sulla riva destra del Benaco, sponda Veneta, e che rappresenta tutto il sapore del Lago.
E il Bardolino è stato persino celebrato con un francobollo delle Poste Italiane (allora è veramente importante, non solo perché l’ho bevuto io).
In zona la coltivazione dell’uva era già conosciuta nella preistoria (io ho iniziato a frequentare quelle zone molto tempo dopo, sono anziano ma non fino a quel punto) tanto è vero che gli archeologi hanno trovato, in insediamenti risalenti all’età del bronzo (non sbronzo), vinaccioli apparentati alla Vitis Silvestris.
Anche i romani amavano i vini della zona di Bardolino e i ritrovamenti di anfore ne sono a testimonianza.
I primi scritti che citano i vini della zona risalgono all’Alto Medioevo: re Pipino offrì in Bardolino una chiesa e i terreni annessi al Monastero di San Zeno di Verona e vicino a questa chiesa vi era una “caneva” ovvero una cantina.
Fermiamoci un attimo e ragioniamo: i romani e i religiosi! Mi chiedo: perché quando si parla di vino ci sono sempre loro di mezzo? Chissà come mai!
bardolino bicchiere festaMa il nome Bardolino per i vini di quest’area inizia a circolare nel XIX secolo per poi trovare nel 1968, il 28 maggio per la precisione (il giorno prima avevo compiuto sette anni e direte voi cosa ce ne frega), l’inizio dell’era moderna di questo vino grazie all’istituzione della Doc.
Nel 1935 il giornalista e scrittore Paolo Monelli lo descrive come “grazioso, lieve, salatino, di lucido colore”: immaginatevi gli effetti che il Bardolino può avere su un giornalista…!
Concludo con una citazione colta (ovvero colta al volo su internet prima di finire di scrivere l’articolo).
Dalla “Mazurka del buon vino” (testo e musica di Dal Bosco e Mancini) nella quinta strofa si ammette… “Son malandrino, un Bardolino”. Prosit!