di Fabrizio Capra
Benedetto Croce affermava: “Non è vero, ma prendo le mie precauzioni”.
L’Italia è un popolo di scaramantici, su ogni cosa e in ogni situazione, e stanno soprattutto attenti alle varie simbologie che, a detta popolare, sembrano portino bene.
Così c’è chi tocca il piede di San Pietro in Vaticano o chi quello della “innamorata” seduta sul famoso muretto di Alassio, c’è chi (studente universitario) tocca il mignolo del medaglione di Cristoforo Colombo a Torino e chi la tetta di Giulietta (la statua) a Verona, c’è chi schiaccia con il piede le “palle del Toro” a Torino e chi quelle a Milano, chi per avere fortuna stringe tra le mani un cornetto rosso e chi per non avere “sfiga” stringe (un po’ meno forte) una parte del corpo maschile.
Insomma l’italiano vive di questi gesti.
Ci sono poi  i gesti che per precauzione si cerca di evitare per non avere sfortuna: non passare sotto la scala, non rovesciare sul tavolo il sale, non rompere lo specchio, guai se ti attraversa la strada un gatto nero… anche se molti di questi “timori di sfiga” arrivano mediati da culture e credenze popolari più o meno lontane e il loro significato originale era totalmente differente.
Poi ci sono credenze popolare “benefiche”, a volte con risvolti religiosi, ma che se si vanno ben a vedere posso trovare radici nelle culture pagane pre cristiane.

santa_varena_2Oggi vi voglio scrivere di una pratica che veniva fatta (non ho notizia che oggi venga ancora praticata, ma se qualcuno è a conoscenza di qualcosa si faccia avanti) non lontana dalla città di Alessandria, in un suo sobborgo, Villa del Foro, antico insediamento romano, Forum Fulvii.
Nelle vicinanze della chiesa parrocchiale c’è un masso di granito incastonato nel muro vicino alla scalinata, sul lato sinistro, in basso, che genera particolare interesse.
Un masso che ha anche un nome: Pietra di Santa Varena.
La proprietà di questo masso è quella di guarire le donne, un privilegio riservato esclusivamente a loro: è sufficiente appoggiare le parti doloranti del proprio corpo al macigno per provarne beneficio, in particolare per la schiena e i reni, dolori reumatici e artritici.
Nello sfregare la parte dolorante le donne devono pronunciare, se si vuole ottenere beneficio, la seguente frase, in dialetto naturalmente: “Santa Vareina, Santa Vareina famme passè l’mal de scheina” (Santa Varena, Santa Varena fammi passare il mal di schiena).
santa_varenaFacciamo un passo indietro. Nei riti celtici la “pietra” era sacra: normalmente i massi erano utilizzati per riti sacrificali o di fertilità, in quest’ultimo caso si esplicava scivolando su una “pietra della fertilità” chiamata anche “scivolo delle donne”. Non trovate qualche similitudine nel “gesto” tra il rito celtico e la Pietra di Santa Varena?
Villa del Foro infatti, prima dell’arrivo dei romani, era un nucleo celto-ligure, pertanto questa pietra era, sicuramente, già considerata un oggetto di culto che, poi, il cristianesimo cercò di cancellare per  poi, invece, assorbirlo facendolo proprio, quasi venerandolo per non contrapporsi eccessivamente a quelle che erano le credenze popolari.
Si tramanda che in origine fosse un altare situato fuori dal paese, e che i ‘pagani’ vi offrissero incensi e sacrifici agli dei.
Narra la leggenda: “Varena, riunendo tutte le proprie forze, sostenuta dalla fede, strappò la pesantissima pietra dall’altare, la portò da sola al centro del villaggio e comandò che su quella pietra si edificasse un tempio”.
santa varena 3Da allora alla pietra, a cui Varena aveva  trasmesso i suoi poteri ma solo nei confronti delle donne, vennero attribuite virtù guaritrici e la fede nelle capacità terapeutiche di questa pietra magica supera anche i mascheramenti operati dalla cristianizzazione.
Il culto di Varena, infatti, come è capitato sovente, ne aveva assorbito uno molto più antico.
Visto che la pietra conservava sempre questo potere, i preti presero la decisione di utilizzarla come testata d’angolo e come prima pietra su cui avviare la costruzione della chiesa parrocchiale.
La festa di Santa Varena si celebra con una processione il primo di settembre.

Chi era Varena?
Poco conosciuta, Santa Varena, è una santa taumaturga e guaritrice vissuta nel IV secolo d.C. Nata da una famiglia nobile, si convertì al cristianesimo per opera del vescovo Cheremone che poi fu martirizzato. Varena evitò medesima fine fuggendo in Egitto. Emotivamente segnata dalla sua permanenza in terra egizia dove ebbe modo di “vivere” le sofferenze di cristiani perseguitati, per fare ritorno in Svizzera, suo paese di origine, passo per l’Italia, a Milano in particolare, dove visse il massacro della Legione Tebea aiutando feriti e bisognosi, pregando e digiunando al loro fianco. Fu allora che Varena prese coscienza dei suoi poteri guarendo moltissimi uomini: la sua fama si diffuse e molte persone in lei cercavano aiuto: ridava la vista ai ciechi, faceva sparire il dolore fisico e esorcizzava gli indemoniati.Santa Varena è ancora presente a Villa del Foro con una sua reliquia: il dito medio della mano destra il cui arrivo è un mistero. Varena morì nel 300 d.C. in Svizzera contagiata dalla lebbra contratta mentre curava i malati.