di Fabrizio Capra

Gelindo volantinoTutto nacque 94 anni fa, correva l’anno 1924: “Avevamo il salone vuoto e quasi non sapevamo più come recitare: eravamo in crisi di attori. Anno 1924: Padre Giacinto ci consigliò di rappresentare per il prossimo Natale ‘Il Gelindo’, una bella commedia natalizia che a Tortona era stata rappresentata per 16 anni consecutivi! (che record!). Abbiamo inscenato la Divòta Cumedia e siamo partiti. Subito abbiamo capito (ed il pubblico più di noi) che nel fare i ‘grippioni’ eravamo proprio nei nostri panni. Come eravamo naturali e spontanei nel fare gli ignoranti e gli stupidi!”.
Queste le parole di Domenico Arnoldi, che calcò le tavole del palcoscenico del Teatro San Francesco ad Alessandria interpretando, per diversi decenni fino agli anni ’70, il ruolo del protagonista nel “Gelindo di Frà ‘d Lisòndria”, il Gelindo dei Frati di Alessandria, i Cappuccini.
E tutto è ancora come allora.
La trama, il testo, le modalità, i personaggi, il teatro: nulla di cambiato, tranne la Businà, un racconto satirico pungente ma bonario su fatti e misfatti succedutesi sia in Alessandria sia in Italia e il desiderio, ogni, anno di esserci per scoprire una storia che già si conosce ma che ogni anno ci coinvolge.
E 94 anni consecutivi di rappresentazioni (anche in tempo di guerra quando le recite erano solo pomeridiane per via del coprifuoco notturno) non sono poche e quest’anno si replica a partire dalla sera di Natale quando alle ore 21 si aprirà il sipario su questa edizione 2018.
gelindo storicoLe repliche previste sono otto, compresa quella natalizia, e andiamo a riepilogarle.
25 dicembre – ore 21; 26 dicembre – ore 15 e 21; 4 gennaio – ore 21; 5 gennaio – ore 21; 6 gennaio – ore 15; 12 gennaio – ore 21; 13 gennaio ore 15.
Giusto tributo anche chi vestirà i panni dei personaggi di questa “Divota Cumedia”:  Fabio Bellinaso, Gigi Raiteri (Gelindo); Mauro Caselli e Marco Panizza mentre Luigi Visconti, veterano del gruppo reciterà solo la sera di Natale (Mafè); Filippo Biorcio, Mattia Carelli, Andrea Caselli (Tirsi); Riccardo Barberis, Gianmario Massa, Claudio Remotti e Carlo Robotti (Medoro); i piccoli Werther, Michele e Samuele (Narciso); Elena Caselli, Ludovica Polla, Sara Straneo, Eleonora Verzetti, Chiara Zoccarato (Madonna); Luca Ottoboni, Giuseppe Straneo, Fabio Zanatta, Luciano Zoccarato (San Giuseppe).
In tutto circa una trentina di “attori” e Roberto Nani che si occupa degli aspetti tecnici.
Gli incassi vengono interamente devoluti al convento dei Frati Cappuccini per la gestione della mensa dei poveri e delle Missioni.
Le prevendite presso il Teatro (via San Francesco d’Assisi 15 – Alessandria) sono aperte al martedì e giovedì dalle 17 alle 19 e al sabato dalle 10 alle 12, oppure da un’ora prima degli spettacoli.
Alessandria senza Gelindo è un qualcosa di inimmaginabile.

TRAMA
Gelindo è un pastore, un uomo semplice, burbero, un po' testone, ma dal cuore d'oro, con un agnello disposto intorno al collo e legato davanti sul petto nelle quattro zampe, che per obbedire al censimento dell'imperatore lascia la sua casa in Monferrato e, per quella magia che avviene solo nelle favole, si ritrova dalle parti di Betlemme. Lì incontrerà Giuseppe e Maria, li aiuterà a trovare la grotta ove alloggiare, e sarà lui il primo a visitare il Bambino Gesù. Nella trama del Gelindo assistiamo a scene contadinesche che possono sembrare ingenue, ma che raccolgono in sé tutta la meraviglia riconoscente delle anime semplici. Gelindo e la sua famiglia trattano la Madonna e San Giuseppe senza soggezione, usando espressioni semplici e genuine, e davanti al Bambino Gesù si comportano esattamente come con uno dei loro bambini.

Gelindo-ritornaALCUNE CURIOSITÀ
Si tratta di una sacra rappresentazione (divota cumedia) in lingua piemontese (per metà sacra e per metà comica), da rappresentarsi nel periodo natalizio, che narra la “Favola del pastore Gelindo”. L’origine del Gelindo è sicuramente da ricercarsi nel Monferrato e gli studiosi concordano nel porre la sua prima scrittura nel XVII secolo. La sua tradizione orale è nettamente apparentata al teatro medievale di tutta l’area franco piemontese, ai Misteri (in francese Mystères) e ai presepi viventi di francescana memoria, diventati in seguito drammi sacri con forte presenza di elementi profani.
Del Gelindo (chiaramente non quello dei frati) parlarono nel 1894 Costantino Nigra e Delfino Orsi,nel loro libro dedicato alle sacre rappresentazioni della Natività (differenti dal Gelindo), ancora ben vive nel Canavese del XIX secolo. Nel 1896 lo studioso Rodolfo Renier pubblicò un saggio filologico dedicato a questo personaggio, accompagnato dal testo della sacra rappresentazione ottenuto confrontando due versioni popolari (una alessandrina, l’altra monferrina) del 1839 e del 1842. Nel 2001, al Gelindo fu dedicato un ampio saggio da parte dello studioso Roberto Leydi, con un importante intervento di Umberto Eco, assiduo spettatore della Divota Cumedia a cui seguiva il rito della farinata da Savino.

Infine un inciso per i non alessandrini relativo a una parola che invece è tipicamente alessandrina riportata nella dichiarazione di Domenico Arnoldi, “grippioni” che può significare mangione, ovvero con la testa nella greppia, la rastrelliera per il foraggio sopra la mangiatoia (anche in senso figurato), sia stupido, sempliciotto.