di Fabrizio Capra

IMG_0314-16-10-18-15-04Eccoci con la seconda parte dell’intervista realizzata allo “Zio”, Giuseppe Garbarino, una vera istituzione della Palestra Somatos, un pezzo di storia da personal trainer capace, ancora, di dispensare ottimi consigli, un professionista incapace di restare ai margini anche quando le scelte portano su altre sponde.
Dalle parole dello Zio proviamo a scoprire qualcosa in più di quella che è l’attività di personal trainer.

Senza fare nomi per la privacy: hai casi particolari che ti hanno elevato nel tuo ruolo?
Più di uno, sicuramente. Io faccio praticamente solo donne, perché l’uomo ha esigenze diverse, però le aspettative di una donna le garantisco al 99%. Però con queste donne dobbiamo fare una sorta di contratto morale, lei (e si rivolge a Roberta) non si è mai permessa in sette-otto anni di dire ma Zio non è che questo lo facciamo, quell’altro lo facciamo. No. Lei come altre. Poi ci sono quelle che dalla seconda volta ti dicono a me piacerebbe cimentarmi nel recuperare ma li c’è un muro di gomma che non passi, c’è mammina, c’è il fidanzato, c’è il marito, ci sono i figli, ci sono tutte cose sicuramente più importanti, non ho detto cazzate, però ci sono quelle che mi metto a dieta però se non bevo il mio bicchiere di vino non sto bene. Beviti il tuo bicchiere di vino, nel momento che tiriamo le somme ci sarà una percentuale di non risultato dovuto al tuo bicchiere di vino che bevi. IMG_0317-16-10-18-15-04Ovvio no. Guarda facciamo che due volte vengo. No, facciamo che vieni tre volte così che se una volta manchi almeno due vieni. L’impegno morale preso per due volte diventa spesso una volta. In primis la gente per venire in palestra si cerca un socio, perché uno tira l’altro come andare a correre o in bici. Sei tirato, sei sempre tirato. Come io sono stato tirato dentro a fare questo lavoro che poi mi ha dato soddisfazioni e considerazione perché è una droga della vita il successo inteso come appagamento di qualche cosa. Tu non puoi vivere una vita piatta senza nessuno che ti dia una pacca sulla schiena, senza uno che ti dica ‘bravo coglione’. Non puoi vivere sempre una vita di merda. Con Roberta questo discorso qui lo facciamo tutti i giorni parlando di cose diverse”.

Quanto conta, in questo lavoro, non parlare solo dell’attività con le persone che segui?
Fondamentalmente conta poco, come valore aggiunto. Però conta tantissimo perché bisogna anche sdrammatizzare quello che stai facendo, perché se no vivi per quello, uno non vive per la palestra. Sinceramente quando una persona mi dice meno male che c’è la palestra perché il resto non mi da soddisfazione è brutto”.

IMG_0439-23-10-18-14-48Diventa una valvola di sfogo…
Si rischia che la palestra diventi l’unica cosa, diventi una dipendenza. Quindi parlare d’altro, sdrammatizzare serve a quello. A livello di risultato niente: è come dire a uno che sta saldando da due ore, oggi invece di saldare avvita due bulloni. Per evitare l’alienazione dei movimenti ripetitivi. Poi alla fine non posso inventare. Chi lo fa per lavoro, chi lo fa per business ti fa fare un esercizio sulla destra anziché sulla sinistra o lo chiama con un altro nome  o che lo fa fare con le mani anziché con i piedi; essere innovativo, questa è un’altra cosa serve a rinfrescare il lavoro però a parlare d’altro, per me, serve. La palestra non è dove si gioca a tennis, quello è il circolo dove la ricreatività ha la sua importanza perché distrae, però in certi momenti devi stare concentrato come personal trainer e non come preparatore atletico, perché è un lavoro diverso”.

… e  per ora interrompiamo qui, la parte più interessante la pubblicheremo presto…

Intervista allo Zio prima parte