editoriale di Fabrizio Capra

I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli.Fabrizio Capra
Così si esprimeva il grande Umberto Eco parlando ai giornalisti in occasione della cerimonia di conferimento della laurea honoris causa in Comunicazione e Cultura dei media.
E come possiamo contraddire questo illustrissimo mio concittadino quando, navigando tra i social, ci si imbatte troppo sovente in coloro che, nascosti dietro a una tastiera e a un monitor, si fanno forti e gareggiano su chi spara la “minchiata” più grossa o condivide la “fake” più lampante.
Vogliamo provare a fare un passo indietro e a riscoprire qual è il vero scopo dei social? Lo dice, forse, la parola stessa: sociale. Quindi un invito a socializzare, non a insultare utilizzando toni che, tal volta, raggiungono il vilipendio e l’offesa gratuita, al punto che proprio non si riesce a rimanere nei confini della decenza.
Questa, forse, rappresenta oggi il tipo di “società” che piace, in particolare, a qualcuno, un qualcuno a cui piace essere seguito da chi si lascia facilmente condizionare: non deve, però, essere così e non lo deve essere, soprattutto, per le persone di buonsenso.
Solo noi possiamo far si che questa società sia diversa. Iniziando dai “social”. Volendo.